Questa settimana è stata molto intensa qui a Gerusalemme. È cominciata con il regime iraniano sull’orlo di essere rovesciato dalle proteste di massa e con il probabile intervento militare degli Stati Uniti. Nel mentre, alcuni patriarchi delle storiche chiese di Gerusalemme, sabato scorso, hanno rilasciato una dichiarazione che denunciava il sionismo cristiano, la quale ha dato vita ad un dibattito nel mondo cristiano riguardante le basi bibliche e morali del nostro supporto a Israele. Questo ha portato noi dell’Ambasciata Cristiana a “difendere la fede” (1 Pietro 3:15; Giuda 3) in modo gentile ma fermo.
Uscendo da due anni di guerra a Gaza e su altri fronti, sembra che ci sia ora una netta divisione su Israele. Dopo il 7 ottobre, i cristiani sono obbligati a decidere da che parte stare! Siete disposti a schierarvi dalla parte di Israele rischiando di essere destinatari di disprezzo e forse anche di violenza?
Prima che la dichiarazione dei patriarchi uscisse, le parole del profeta Isaia avevano già anticipato che questo sarebbe stato “l’anno della retribuzione per la causa di Sion” (Isaia 34:8). Il dibattito riguardo Israele, specialmente tra i cristiani, sarà molto acceso quest’anno e Dio rivendicherà coloro che sono stati al fianco della Nazione e del popolo ebreo.
Infatti, questa settimana i confini sono stati ampiamente segnati dai cristiani in giro per il mondo, i quali si sono schierati da una parte o dall’altra rispetto alla dichiarazione dei patriarchi. Nonostante questo, a causa della natura criptica del loro messaggio e di alcuni resoconti giornalistici errati, quasi tutti hanno trascurato alcuni dettagli chiave nel sostenere le proprie tesi.
Il patriarca mancante
La dichiarazione vaga dei patriarchi è stata pubblicata il 17 gennaio con il titolo “Unità e rappresentanza delle comunità cristiane in Terra Santa”. Apparentemente, mirava a correggere alcuni parrocchiani locali, di cui non si conosce il nome, che si stavano incontrando con funzionari israeliani e stranieri per discutere di questioni religiose che, secondo i patriarchi, erano di loro esclusiva competenza. La dichiarazione prendeva di mira anche il sionismo cristiano, definendolo una delle “ideologie dannose” promosse dai trasgressori locali per “fuorviare l’opinione pubblica, seminare confusione e danneggiare l’unità del nostro gregge”.
Fin dall’inizio, non è stato chiaro chi avesse redatto e diffuso la dichiarazione dei patriarchi. Non era firmata, ma era stata pubblicata su una speciale carta intestata ecumenica che normalmente indica che si tratta di una visione consensuale di tutti i patriarchi e vescovi delle chiese storiche della Città Vecchia di Gerusalemme. Ma, a quanto pare, non è stato questo il caso. Un paio di Patriarcati hanno pubblicato il decreto sui loro siti web ufficiali, a dimostrazione della loro approvazione. Ma l’importantissimo Patriarcato Latino non ha ancora pubblicato o approvato la dichiarazione e il suo disprezzo per il sionismo cristiano. E questo è un fatto chiave che è rapidamente andato perdendosi nell’acceso dibattito di questa settimana.
Nel giro di pochi giorni, la questione della dichiarazione dei patriarchi è esplosa negli Stati Uniti quando i sostenitori conservatori di Tucker Carlson, Nick Fuentes e Candace Owens l’hanno diffusa ovunque online a sostegno del loro continuo attacco al sionismo cristiano (ricordate come Carlson lo ha definito una “pericolosa eresia” e un “virus cerebrale”). Molti di questi esponenti antisemiti di destra hanno affermato sfacciatamente che questa è ormai la posizione ufficiale del capo della Chiesa cattolica di Gerusalemme, il che è completamente falso.
Infatti, il patriarca latino corrente, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, risiede da molti anni qui in Israele come ex capo del Custode francescano che sovrintende ai siti biblici cattolici in Terra Santa, ed è sempre stato molto cauto nel manifestare in pubblico qualsiasi critica nei confronti di Israele o dei suoi sostenitori cristiani. Durante la recente guerra a Gaza, ha collaborato silenziosamente con l’IDF per proteggere la piccola comunità cristiana di Gaza City, e si è persino offerto di sostituire gli ostaggi israeliani.
Inoltre, sa che il rifiuto assoluto del sionismo cristiano, definito “ideologia dannosa”, sarebbe in contrasto con le riforme del Vaticano II e con le dichiarazioni papali su come i cattolici dovrebbero considerare Israele e il popolo ebraico oggi. Ad esempio, nel 2015 Papa Francesco ha equiparato l’antisionismo all’antisemitismo. E poiché sia Francesco che Giovanni Paolo II hanno costantemente condannato l’antisemitismo come un grave peccato contro Dio, possiamo quindi concludere che il papato considera l’antisionismo un peccato!
Il contesto mancato
C’è stata inoltre molta confusione riguardo al perché la dichiarazione sia arrivata in questo momento e su chi siano i trasgressori senza nome che i patriarchi stavano correggendo. Alcuni report hanno erroneamente affermato che sia stata innescata dalla recente missione di solidarietà compiuta da circa 1000 cristiani americani in Israele.
Tuttavia, il sito di informazione cattolico francese Terresainte.net è stato il primo organo di stampa a svelare correttamente l’ambigua affermazione, identificando un’associazione civica israeliana guidata da un alto ufficiale in pensione delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) che si sta impegnando a migliorare l’integrazione dei cristiani indigeni di lingua araba nella società israeliana. Negli ultimi decenni, sforzi simili erano riusciti a ottenere il riconoscimento ufficiale da parte di Israele della distinta comunità aramaica, cercando di prendere le distanze da qualsiasi identità araba. Ma quest’ultima iniziativa ha cercato di spingere ulteriormente questi sforzi di integrazione, e lo sta facendo senza la supervisione o l’approvazione dei patriarchi di Gerusalemme. La campagna sembra aver acquisito slancio sulla scia del 7 ottobre e del crescente senso comunitario tra molti cristiani nativi che il loro futuro risiede nell’accettazione piena della cittadinanza israeliana, con tutti i suoi diritti e doveri civili, incluso il servizio militare.
Quando il leader dell’associazione ha recentemente pubblicato sui social media una foto di un incontro che ha avuto con l’ambasciatore statunitense Mike Huckabee, un dichiarato sionista cristiano, ciò ha fatto suonare campanelli d’allarme tra alcuni alti prelati della Città Vecchia di Gerusalemme, spingendo così i patriarchi a rilasciare una dichiarazione sull’unità tra i cristiani in Terra Santa e a condannare il sionismo cristiano.
Tutto ciò dimostra quanto facilmente la verità possa essere calpestata e quanto rapidamente il dibattito sul sostegno cristiano a Israele possa degenerare. E nessuna delle due parti dovrebbe fidarsi dei media per aiutarci a portare avanti questa discussione tra fratelli in pubblico con grazia e verità.
L’ambasciatore Huckabee, ex predicatore battista, merita quindi di essere elogiato per la sua risposta attenta e geniale alla controversia. Sui social media, ha affermato che, pur rispettando “le chiese tradizionali e liturgiche”, non era d’accordo sul fatto che “qualsiasi denominazione della fede cristiana possa rivendicare l’esclusività nel parlare a nome dei cristiani di tutto il mondo o presumere che esista un solo punto di vista sulla fede in Terra Santa”.
“Personalmente, faccio parte di una tradizione evangelica globale e in crescita che crede nell’autorità della Scrittura e nella fedeltà di Dio nel mantenere le Sue alleanze. Tra queste, la Sua alleanza con Abramo e il popolo ebraico.”
Huckabee ha aggiunto che il termine “sionismo cristiano” è stato erroneamente trasformato in un’etichetta “dispregiativa” usata “per denigrare i credenti delle chiese libere”. Ha anche chiesto “perché chiunque assuma l’appellativo di ‘cristiano’ non dovrebbe essere anche sionista”.
Nel mentre, ICEJ ha rilasciato una risposta questo martedì, la quale difende inequivocabilmente le basi bibliche del sionismo cristiano:
“L’Ambasciata Cristiana Internazionale di Gerusalemme contesta la recente dichiarazione dei patriarchi e dei Capi delle Chiese di Gerusalemme… in merito all’accusa secondo cui il sionismo cristiano sarebbe tra le “ideologie dannose” promosse da individui locali anonimi per “fuorviare l’opinione pubblica, seminare confusione e danneggiare l’unità del nostro gregge”.
“Come cristiani, aderiamo a un sionismo che è puramente biblico per origine, fede, portata e pratica, riflettendo le nostre sincere convinzioni di fede che non cambiano in base agli obiettivi politici. La promessa restaurazione di Israele in epoca moderna gode di ampie credenziali bibliche sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Il ritorno degli ebrei nella Terra d’Israele riflette e afferma la natura fedele di Dio e il suo carattere nel mantenere sempre le promesse del Suo patto giurato, rafforzando così la fede cristiana anziché danneggiarla o minarla.”
“Inoltre, il promesso ritorno degli ebrei a Sion è stato insegnato e accolto da molti cristiani devoti durante tutta l’era della Chiesa, dagli Apostoli e da alcuni dei primi Padri ai pastori medievali, fino ai moderni movimenti protestanti ed evangelici. Il sionismo cristiano precede quindi il Supersessionismo e sopravviverà alla sua scomparsa. Il rispettato prelato cattolico, il Cardinale Christoph Schoenborn, Arcivescovo di Vienna, una volta espresse il suo sostegno al sionismo biblico, sostenendo che era dottrinalmente importante per i cristiani riconoscere il profondo legame del popolo ebraico con la loro patria ancestrale, e aggiungendo che i cristiani dovrebbero gioire del ritorno degli ebrei nella Terra d’Israele come adempimento della profezia biblica. Non potremmo essere più d’accordo.”