Di David R. Parsons, Vicepresidente senior e portavoce dell’ICEJ
Le fragili tregue con l’Iran e Hezbollah hanno permesso agli israeliani di rilassarsi un po’ questa settimana, in occasione del 78° anniversario della rinascita nazionale del 1948. Ripensando a quei giorni cruciali di quasi otto decenni fa, è strano constatare come ancora in molti credano alla menzogna che Israele sia un “impianto colonialista occidentale” in Medio Oriente. Si tratta di una totale invenzione, creata a posteriori dalla macchina propagandistica del Cremlino, quando in realtà l’Unione Sovietica, più di qualsiasi altro Paese occidentale all’epoca, si adoperò per favorire la nascita di uno Stato ebraico, nella speranza che entrasse nell’orbita di Mosca. Invece, il neonato Stato ebraico scelse consapevolmente di diventare una democrazia di stampo occidentale, e da allora i russi hanno cercato di punire Israele per questa scelta.
Gli ebrei come stranieri e ladri di terre
Israele si trova oggi ad affrontare molte feroci false accuse: genocidio, persecuzione di bambini, omicidio di Charlie Kirk. Una delle menzogne più antiche e persistenti è l’accusa che l’Occidente abbia deliberatamente inserito Israele nel mondo arabo/musulmano per dividerlo e conquistarlo.
Pertanto, gli ebrei vengono ritratti come stranieri, anziché come abitanti autoctoni della regione. Alcuni sostengono che la maggior parte degli ebrei odierni discenda in realtà dai Cazari, un popolo turco convertitosi all’ebraismo secoli fa. Oppure affermano che l’Occidente abbia deportato gli ebrei in Palestina per senso di colpa nei confronti dell’Olocausto. Una versione più contemporanea di questa falsità deriva dal “wokismo”, che sostiene che gli ebrei siano in realtà suprematisti bianchi privilegiati, inviati per opprimere le popolazioni di colore del Medio Oriente. Tutte queste visioni distorte finiscono per accusare gli ebrei di aver rubato la terra agli arabi palestinesi e insistono sul fatto che debbano tornare in Europa. Di fatto, considerano il sionismo come razzismo: un complotto malvagio per derubare gli altri e controllare il mondo.
La verità, tuttavia, è che la maggior parte di queste menzogne perniciose sono state ideate dal Cremlino per vendicarsi del fatto che il nuovo Stato di Israele guardasse all’Occidente in cerca di ispirazione su come modellare il proprio governo e la propria cultura.
I veri imperialisti
È vero che alcune potenze dell’Europa occidentale, in particolare Gran Bretagna e Germania, presero in considerazione l’idea di sponsorizzare uno stato ebraico in Medio Oriente mentre il mondo era ancora nell’era coloniale. Ma dopo la Prima Guerra Mondiale, alla Conferenza di Sanremo dell’aprile 1920, le potenze occidentali istituirono il sistema dei mandati come autoimposta fine all’era coloniale. Invece di continuare a opprimere i popoli stranieri e a sfruttarne le risorse, decisero di istituire dei mandati per aiutare questi gruppi etnici a raggiungere l’autodeterminazione e a svilupparsi fino a quando non fossero stati in grado di costituirsi in stati indipendenti.
Pertanto, alla Gran Bretagna furono concessi mandati su Palestina, Giordania e Iraq, mentre la Francia supervisionò il Libano e la Siria fino a quando questi paesi non furono in grado di governare i propri affari. E in questa nuova era di nazionalismo e autodeterminazione, perché gli ebrei avrebbero dovuto essere trattati diversamente? Anche a loro era stata concessa dalla Società delle Nazioni la possibilità di sviluppare uno stato ebraico nella loro patria ancestrale sotto il Mandato britannico in Palestina.
Eppure, col tempo, la Gran Bretagna tradì la Dichiarazione Balfour e il suo ruolo di tutrice sulla Palestina. In realtà, furono gli antisemiti cristiani all’interno dell’amministrazione britannica a Gerusalemme a lavorare per minare il Mandato, contribuendo a creare un movimento rivale di nazionalismo palestinese, compresa la nomina di Hajj Amin al-Husseini a Gran Mufti di Gerusalemme – una figura ripugnante che in seguito divenne il mufti di Hitler.
Nel 1939, il Libro Bianco britannico impose rigide quote al numero di ebrei che potevano entrare nella Terra di Palestina, proprio mentre la minaccia nazista tedesca si faceva sempre più pressante. Pubblicato pochi mesi dopo il massacro della Notte dei Cristalli, il Libro Bianco limitava severamente anche l’acquisto di terreni da parte degli ebrei in Palestina. In questo modo, la Gran Bretagna fece tutto il possibile per ostacolare la nascita di uno Stato ebraico. Persino dopo che l’enormità dell’Olocausto venne alla luce, gli inglesi imposero un blocco navale per impedire ai disperati sopravvissuti ebrei, che languivano nei campi profughi in tutta Europa, di raggiungere le coste della loro antica patria.
Poi, durante la Guerra d’Indipendenza del 1948, il nascente Stato ebraico dovette affrontare l’embargo sulle armi imposto da tutte le potenze occidentali, compresi gli Stati Uniti, mentre gli inglesi armavano, addestravano e persino comandavano le forze arabe d’invasione. L’unica nazione a fornire armi agli ebrei assediati fu la piccola Cecoslovacchia, con l’approvazione sovietica!
Riflettiamoci! Fu il blocco sovietico, non l’Occidente, a fornire ai difensori di Israele, duramente provati, le poche armi pesanti e gli aerei che riuscirono a procurarsi per respingere l’offensiva araba.
Il punto di svolta
Nel frattempo, mentre il presidente degli Stati Uniti Harry Truman si dibatteva sulla decisione di riconoscere o meno il nuovo Stato ebraico, il suo Segretario alla Difesa James Forrestal si opponeva con veemenza, avvertendo che gli arabi avrebbero messo in atto le loro minacce di cacciare gli ebrei in mare. Anche il suo Segretario di Stato George Marshall sconsigliò vivamente il riconoscimento, sostenendo che i leader ebrei in Palestina erano “bolscevichi” che avrebbero rapidamente trasformato Israele in un satellite sovietico.
L’Olocausto aprì una breve finestra di comprensione per lo Stato e il popolo ebraico, poiché sia gli Stati Uniti che l’Unione Sovietica riconobbero la nuova nazione di Israele nel maggio del 1948. L’anno successivo, l’URSS appoggiò anche l’ammissione di Israele come Stato membro delle Nazioni Unite, sperando ancora che si unisse al blocco sovietico. Ma Mosca si sarebbe presto rivoltata contro Israele quando quest’ultimo scelse consapevolmente di diventare una democrazia occidentale, basata sul sistema parlamentare britannico. Da quel momento in poi, la macchina della propaganda del Cremlino iniziò a sfornare una menzogna dopo l’altra contro Israele. L’impero russo/sovietico, forse la potenza imperialista più influente dei tempi moderni, osò accusare l’Occidente democratico di aver insediato un impostore straniero nel cuore del Medio Oriente ricco di petrolio.
Col senno di poi, l’intera storia del coinvolgimento occidentale con Israele e il Medio Oriente a quel tempo fu caratterizzata dal fare tutto il possibile per placare gli arabi e ottenere l’accesso al loro petrolio! E per quanto riguarda l’Unione Sovietica, si potrebbe sostenere che abbia fatto tanto quanto qualsiasi altra nazione, se non di più, per la creazione dello Stato ebraico.
La verità è che la rinascita di Israele nel 1948 avvenne controcorrente rispetto al corso della storia e contro gli interessi nazionali sia delle potenze occidentali che dei sovietici. In definitiva, Israele conquistò la sua indipendenza non grazie a intrighi umani, ma per un miracolo divino.
Come il profeta Geremia dichiarò molto tempo fa, il ritorno degli ebrei nella loro terra promessa sarebbe avvenuto per mano di Dio, non dell’uomo. «Voi nazioni, ascoltate la parola del Signore e proclamatela alle isole lontane; dite: “Colui che ha disperso Israele lo raccoglie, lo custodisce come fa un pastore con il suo gregge”» (Geremia 31:10).
Foto di copertina: Proprietà foto: ICEJ Italia