I voli charter dell’ICEJ per riportare gli ebrei francesi a Sion

In qualità di osservatore da lungo tempo dell’andamento dell’Aliyà per l’ambasciata Cristiana di Gerusalemme, la primavera del 2026 ha confermato ciò che abbiamo previsto da mesi.

Un forte e continuo afflusso di immigrati provenienti dalla Francia sta prendendo forma, ciò cambierà la mappa demografica ebraica mondiale.

I dati non sono solo statistiche ma rappresentano un riassetto storico, poiché la più grande comunità ebraica d’Europa immagina sempre più il proprio futuro in Israele. In decenni di lavoro dedicati al monitoraggio dell’Aliyà, raramente abbiamo assistito a un movimento così chiaro e determinato, guidato da un complesso intreccio di fattori di spinta interni e dall’attrattiva di uno Stato ebraico resiliente.

I dati raccontano una storia davvero significativa. Nel corso del 2025, l’Aliyà dalla Francia ha registrato un aumento vertiginoso: fonti ufficiali israeliane segnalano un incremento del 50% rispetto all’anno precedente. Ciò significa che oltre 6.000 ebrei francesi hanno deciso di trasferirsi in Israele, con 3.357 arrivi nel 2025 e un incredibile aumento del 205% rispetto al 2023.

Questo fenomeno si è addirittura rafforzato, tanto che all’inizio del 2026 la Francia era diventata, per la prima volta, il primo Paese al mondo per numero di immigrati in Israele. Il Ministero israeliano dell’Aliyà e dell’Integrazione, anticipando questa ondata, ha lanciato quello che ha definito un approccio “rivoluzionario”.

«Non possiamo restare a guardare mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle vivono nella paura», ha dichiarato il ministro per l’Aliyà, Ofir Sofer. «Questo piano è la nostra risposta concreta e fraterna».

Istituito a partire dal 1° gennaio 2026, il piano denominato «Aliyah of Renewal» è una vasta iniziativa del governo israeliano volta a facilitare e accelerare l’immigrazione dai paesi occidentali, in particolare dalla Francia, dove, secondo i dati ufficiali francesi, gli episodi di antisemitismo hanno recentemente registrato un’impennata del 350%.

Per comprendere questo fenomeno, occorre ascoltare le voci di chi intraprende questo viaggio. Le loro testimonianze rivelano una scelta ben più complessa della semplice paura.

Per molti, l’Aliyà è innanzitutto una scelta guidata da ragioni positive e legate all’identità. Yossef, un ebreo osservante di 21 anni immigrato nel 2025, ha spiegato che la sua motivazione era quella di poter vivere liberamente la propria fede ebraica.

«In Israele, essere ebrei è normale, dato che oltre il 70% della popolazione è ebrea. Un ebreo osservante che voglia rispettare lo Shabbat e indossare la kippà può farlo senza che questo dia fastidio a nessuno», ha dichiarato ad Euronews. «In Francia, invece, vivere e realizzarsi come ebreo può essere complicato».

«Non è stata una decisione presa alla leggera. Qui avevamo tutto: la scuola, il lavoro, la famiglia», ha spiegato. «Ma i miei figli non potevano più uscire indossando la kippah senza essere fissati dalla gente».

Eppure l’ombra dell’insicurezza incombe minacciosa. Sarah, una donna di 34 anni madre di due figli che ha recentemente trasferito la sua famiglia da Créteil a Netanya, ha raccontato a Le Figaro la sua straziante riflessione.

Raphaël, uno studente universitario di 22 anni, ha espresso a Le Parisien un simile senso di soffocamento sociale, affermando: «All’università venivamo stigmatizzati non appena manifestavamo il nostro sostegno a Israele. La situazione era diventata insostenibile».

È evidente anche un netto cambiamento generazionale. In occasione di un’importante expo sull’Aliyà dedicata ai professionisti del settore medico, tenutasi a Parigi nel mese di maggio, il clima tra i giovani professionisti era particolarmente cupo, come riportato dal The Times of Israel.

«La maggior parte dei giovani riflette molto su come poter vivere in Israele prima che sia troppo tardi», ha osservato il dottor Raphael Mimoun, un medico generico di 26 anni. «Sta diventando sempre più difficile vivere qui a causa dell’antisemitismo».

Un altro giovane medico, Eitan, 37 anni e padre di tre figli, ha aggiunto che sta programmando di trasferirsi a Gerusalemme perché «non c’è futuro [per gli ebrei] in Francia».

Questi nuovi arrivati in Israele non sono in preda al panico, ma stanno prendendo una decisione strategica a lungo termine, da professionisti pronti a trasferirsi con tutta la famiglia. I nuovi programmi del governo israeliano offrono non solo sicurezza, ma anche una struttura di sostegno completa: da aiuti abitativi potenziati, compreso un sussidio mensile di adeguamento per il primo anno e procedure burocratiche accelerate, a corsi di ebraico personalizzati e tutoraggio per l’occupazione.

L’Expo dell’Aliyà di Parigi, tenutasi ad aprile, ha attirato migliaia di visitatori e ha visto l’introduzione di una novità significativa: la presenza di aziende israeliane che reclutavano direttamente in loco, da ingegneri a specialisti nei settori della difesa e dell’energia. Emmanuel Sion, direttore dell’Agenzia Ebraica, ha sottolineato l’importanza psicologica di questo aspetto, osservando al quotidiano Israel Hayom che «quando una persona sa di avere già un lavoro, è molto più facile prendere la decisione di fare l’Aliyà».

Una testimonianza particolarmente toccante di questa determinazione è emersa durante l’intenso conflitto denominato “Operazione Leone Ruggente”. Mentre piovevano missili dall’Iran e dal Libano, un volo speciale con a bordo più di 50 nuovi olim provenienti dalla Francia e dalla Gran Bretagna è atterrato all’aeroporto Ben-Gurion. Il gruppo comprendeva oltre 20 giovani famiglie, quattro neonati e un immigrato di 92 anni.

Il ministro per l’Aliyà, Ofir Sofer, ha colto lo spirito del momento, affermando: «Il popolo ebraico vede le azioni e il coraggio dello Stato di Israele e sceglie di diventare parte di esso».

Estate 2026: un’ondata all’orizzonte
Sulla base di tutti i dati disponibili e del lavoro diretto svolto dall’ICEJ con le famiglie, l’Aliyà dalla Francia è destinata a raggiungere un nuovo picco nell’estate del 2026. L’ICEJ prevede che solo nei mesi estivi arriveranno dalla Francia tra i 2.000 e i 3.000 olim. Questa previsione si basa su diversi fattori convergenti.

In primo luogo, il flusso delle domande è in forte espansione. Secondo quanto riferito, le richieste di immigrazione provenienti dalla Francia sono aumentate del 384%. L’obiettivo del governo israeliano è quello di accogliere 15.000 nuovi immigrati provenienti dai paesi francofoni entro la fine del 2026, con la Francia che ne fornirà la stragrande maggioranza. Il fatto che l’estate sia tradizionalmente l’alta stagione per i trasferimenti familiari, consentendo ai bambini di iniziare l’anno scolastico in Israele, amplificherà questa ondata.

A testimonianza concreta della nostra solidarietà, l’ICEJ finanzierà due voli charter completi in partenza da Parigi, in collaborazione con l’Agenzia Ebraica per Israele. Il primo volo è previsto per la prima settimana di luglio, mentre il secondo per la prima settimana di agosto. Questi voli rappresentano il nostro impegno, sia concreto che profondamente simbolico, a facilitare l’Aliyà in questo momento cruciale. II vari team dell’ICEJ si stanno organizzando per accogliere questi nuovi immigrati, in particolare i numerosi giovani professionisti e le famiglie decise a costruire il proprio futuro in Terra d’Israele.

Il raduno profetico proveniente dall’«occidente» (Isaia 43:5, 49:12; Osea 11:10; Zaccaria 8:7) non è più una visione remota. È una realtà viva e in continua crescita, ed è un privilegio poterla osservare e sostenere ogni giorno. Unitevi a noi nel sostenere questi due voli speciali di Aliyà nelle prossime settimane per riportare centinaia di ebrei francesi a casa in Israele.

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